I pericoli dell’alcool isopropilico: ridimensioniamo il problema

Esistono davvero – viene da domandarsi leggendo i giornali e ascoltando le notizie che ci vengono proposte, a volte con serio allarmismo, dai notiziari e da internet – dei rischi alla salute così seri e impellenti causati dallalcool isopropilico?

Talvolta, a dover interpretare solamente dai racconti di conseguenze letali, verrebbe sinceramente da domandarsi per quale ragione una sostanza che pare essere causa di pericoli così gravi e pressanti, pressoché sempre mortali, non venga assolutamente bandita dal commercio e dalluso, al contrario comunissimo, che se ne fa ogni giorno: non dimentichiamoci che troviamo quantità più o meno grandi di questa sostanza in moltissimi prodotti di uso normale, dalle schiume da barba alle caramelle, dalle bibite non alcoliche al cibo disidratato. Un caso reso abbastanza popolare piuttosto di recente è quello legato alle bottigliette per aromaterapia.

Cominciamo con il chiarire i fatti su uno dei rischi ventilati, quello di incendio. La quantità di olio essenziale contenuto in una di tali bottigliette è talmente ridotta che, anche se dovessimo addirittura rovesciarne una accesa, rovesciandolo interamente, neppure le temperature (effettivamente elevatissime) della bottiglietta accesa e attiva sarebbero sufficienti a generare una fiamma pericolosa, di per sé.

Secondariamente, passiamo ai paventati rischi di intossicazione. Una semplice analisi statistica dimostra che, parlando di una bottiglietta comunissima sul mercato, lungo il periodo medio di 6 ore della sua durata, viene generata una concentrazione di alcool isopropilico nellaria della casa pari a circa 5 parti e mezzo per milione – che va confrontata con le quantità, naturalmente ritenute del tutto sicure, di 25 presenti nelle bibite non alcoliche, di circa 40 tipiche delle caramelle, e addirittura di 77 proprie del cibo disidratato. Numeri sufficienti a sgonfiare ogni allarmismo riguardo allintossicazione.

Se poi il timore dovesse, come si è sentito, spostarsi al rischio di esplosione dell’alcool reso volatile, siamo di fronte in questo caso a una vera e propria – nonché piuttosto buffa – impossibilità fisica e chimica. Se prendiamo il caso di un appartamento medio, ipotizziamolo intorno ai 60 metri quadrati di superficie calpestabile, per portare la concentrazione di alcool isopropilico nellaria a livelli appena appena sufficienti a far iniziare a considerare il rischio di una detonazione occorrerebbe vaporizzare circa una settantina di litri di alcool. Questo va confrontato con le pochissime gocce che ne vengono bruciate, con laromaterapia, lungo un periodo di svariate ore.

Insomma, certo: in ambito industriale, e ovviamente se ingerito, l’alcool isopropilico può, eccome, essere pericoloso. Ma non facciamoci sconvolgere da allarmismi facili e soprattutto, come visto, infondati.